EFFETTO SERRA

La Banca Mondiale crea un fondo
per il commercio delle emissioni 

Nasce il "Community Development Carbon Fund", per la compravendita del diritto a emettere gas serra. Obiettivi, limiti e rischi di una strategia per la stabilizzazione del clima. Su cui si concentrano sempre più interessi 

La Banca Mondiale ha lanciato un nuovo fondo ambientale denominato "Community Development Carbon Fund" e destinato a stimolare ulteriormente il mercato dei certificati di emissione, con cui i Paesi possono comprare il diritto di emettere gas serra da altri Paesi che si trovano al di sotto dei livelli massimi.
Con il fondo la Banca Mondiale acquisterà nei Paesi in via di sviluppo certificati legati alla riduzione delle emissioni di gas serra generate da progetti selezionati e monitorati dalla Banca Mondiale stessa, mentre mezzi finanziari aggiuntivi saranno raccolti per fornire assistenza tecnica a sostegno dei progetti di investimento.
Il principio sarebbe dunque quello di far pagare alle industrie inquinanti dei Paesi industrializzati lo sviluppo di progetti di sviluppo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, aiutandoli a intraprendere la strada giusta per lo sviluppo della loro economia. "Questa strategia presenta però diversi rischi: in primo luogo i Paesi poveri, "vendendo" il loro diritto a emettere gas serra, vendono anche molte possibilità di sviluppo nel futuro prossimo. Inoltre ci sono una miriade di scappatoie per truffare il sistema dei rilevamenti delle emissioni di CO2, specialmente nei Paesi in cui dilaga la corruzione. A livello macro-economico il controllo può essere esercitato attraverso il rilevamento delle importazioni di combustibili fossili e con i satelliti, controllando insediamenti industriali ed urbani, e lo sviluppo delle foreste. Ma chi detiene queste informazioni acquisisce nel contempo un grande potere politico ed economico. Per il momento quello che è certo è che con questa operazione la Banca Mondiale si candida a giocare un ruolo centrale nel futuro commercio mondiale dei certificati di emissione della CO2".
Nel frattempo anche a livello nazionale sempre più attenzione si concentra sul mercato delle emissioni, prediligendo la via "burocratica" a quella pratica degli incentivi per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle tecnologie per il risparmio energetico.
Due settimane fa il ministero dell'Ambiente ha presentato un proprio Piano d'azione per la riduzione delle emissioni di gas serra basato principalmente (per oltre il 55%) sul meccanismo di "emission trading". 
Il "Piano d'azione nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra". 
Il piano prevede tagli alle emissioni di CO2 per 93 milioni di tonnellate entro il 2008-2012 per rispettare gli impegni di Kyoto che prevedono, nel caso dell'Italia, una riduzione di emissioni del 6,5% rispetto ai valori del 1990.
Gli investimenti stimati sono fra i 13.800 e i 19.000 milioni di euro, mentre i costi netti, considerando i redditi degli investimenti stessi, sono fra i 1.820 e i 2.430 milioni di euro.
Dei 93 milioni di tonnellate annue di CO2 da risparmiare 52 sono affidate al meccanismo di "emission trading", per il quale entro il 30 marzo 2003 sarà infatti istituito un apposito "Sportello italiano per il mercato dei permessi e lo scambio delle quote di emissione". Il risparmio di 10,2 milioni di tonnellate di C02 è affidato invece a interventi nel settore agricolo e forestale nazionale secondo il principio dei "carbon sink" (la capacità di alberi e vegetazione di trattenere C02).
Il restante 30% di riduzione delle emissioni è affidato a una serie di iniziative che saranno indicate a breve, fra cui l'aumento della produzione da fonti rinnovabili. 
Nello specifico però non si può non sottolineare come siano davvero troppo blandi gli impegni per una crescita delle rinnovabili nei prossimi dieci anni (1.200 megawatt al massimo) e come, nello stesso tempo, sia pericolosamente lacunosa la stessa definizione di energia pulita. Considerare rinnovabili il grande idroelettrico, le biomasse (e dunque il legname) e addirittura il carbone, come qualcuno propone, è un'operazione assurda e pericolosa. 

I gas imputati dell' effetto serra sono:

GAS  DURATA NELL' ATMOSFERA  CONTRIBUTO ALL' EFFETTO SERRA IN PERCENTUALE
Anidride carbonica  50-200 anni 

53%

Metano  7-10 anni  13%
Protossido d' azoto  150 anni  6-7 %
CFC  75-110 anni  20 %
Ozono troposferico ore o giorni  8 %


Esclusa l'azione del vapore d'acqua, che può considerarsi del tutto naturale. L'  effetto-serra e' dovuto ai gas elencati per il 50% circa e per l'altro 50% all' anidride carbonica e alla deforestazione.
Annualmente il guadagno netto di co2 emessa è di 7 giga tonnellate.
Rispetto all' epoca pre-industriale l' anidride carbonica è aumentata di oltre il 25%.
Il consumo di combustibili fossili raddoppia ogni 16 anni e la concentrazione atmosferica di co2      ritmo di 0.5% ogni anno.
Negli ultimi 100 anni la temperatura atmosferica è aumentata di 0.5 °C.